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Infrastrutture digitali di pagamento
Per poter capire i pagamenti, digitali o meno, è importante interrogarsi sul denaro: che cos'è? da dove nasce? come acquisisce valore? La teoria economica principale individua nel denaro tre funzioni principali: merce di scambio, riserva di valore e unità di misura; è affermata l'idea secondo cui esso deriverebbe da un'evoluzione delle primordiali forme di baratto. Esistono però diverse versioni riguardo l'origine del soldo, avanzate sia da economisti eterodossi che da antropologi. Il denaro può essere concettualizzato anche come facilitatore di scambi, simbolo delle istituzioni e linguaggio, mentre diverse teorie ne vedono l'origine in relazioni di debito-credito, a partire dalle istituzioni che ne garantiscono il valore o lo teorizzano come l'altra faccia delle tasse.
L'antropologia si è occupata di fenomeni economici principalmente a partire da Malinowski, con la sua analisi dello scambio kula, e ha visto alternarsi diversi approcci: formalista, sostantivista, cartista e pragmatista. Per esempio, di quest'ultima corrente ne sono rappresentanti Jane Guyer, Bill Maurer e Horacio Ortiz, che analizzano il denaro attraverso la sua multidimensionalità diacronica e transculturale, cercandone i tanti valori, anche coesistenti, che assume. Camilla (l'ospite di questo incontro) ci propone un esempio a partire dalla società contemporanea: siamo sicuri che 1€ equivalga all'altro? Per esempio, le banconote che riceviamo come regalo da nostra nonna a Natale, le useremo per pagare la spesa al supermercato o piuttosto per concederci uno sfizio? Le persone, insomma, risignificano il denaro. Un altro esempio ci viene dalla ricerca di Guyer nelle comunità dell'Africa occidentale, dove le persone usavano diversi sistemi monetari per pagare diversi tipi di transazioni e per approfittare dei profitti marginali dati dal cambio di una moneta all'altra.
Proprio su questo meccanismo di creazione di valore si basano i sistemi di pagamento, laddove tuttavia sono le aziende che li gestiscono a ricavare i maggiori profitti. I pagamenti sono i momenti dove il denaro accade, Maurer li definisce come relazioni, infrastrutture e significati. Sono relazioni perché esistono nello scambio tra più persone, due o di più; per esempio i pagamenti digitali – con carta di credito all'interno di un circuito, come Mastercard – nel tempo di attesa prima che il POS emetta il messaggio "transazione eseguita" avvengono quattordici passaggi. Le infrastrutture di pagamento permettono di analizzare i flussi globali di valore e come vengono impostati, si parla infatti di "poetica delle infrastrutture" in quanto strumenti con una specifica estetica e politica. Questa infatti è strutturale nel fenomeno economico e nelle infrastrutture di pagamento, Camilla porta l'esempio del sistema Swift, che si occupa della gestione di pagamenti internazionali, che ha escluso l'Iran rendendo la vita degli iraniani che lavorano con l'estero molto più complicata, o al caso delle sanzioni contro Francesca Albanese, a cui sono stati chiusi i conti negli Stati Uniti e, di fatto, in qualsiasi altra banca del mondo occidentale.
La tesi di Camilla afferma che le infrastrutture di pagamento sono da considerarsi come affettive. Con affetti si intendono delle emozioni fisiche, incorporate e legate al contesto storico. Sono forze sociali che circolano fra corpi, istituzioni, ambienti, sono degli orientamenti verso il mondo e degli spazi di possibilità, orientando il comportamento prima della razionalizzazione. Queste infrastrutture affettive esistono prima del sistema di pagamento e determinano il loro funzionamento. In particolare si è occupata di studiare l'effettivo uso di una delle prime monete digitali emesse da uno stato, il JAM-DEX jamaicano, scoprendo che in realtà il suo utilizzo era estremamente limitato a favore di un'enorme circolazione di contanti. Per studiarlo ha usato diversi metodi durante l'etnografia, alcuni più classici, come l'intervista, e altri innovativi, chiedendo ad alcuni interlocutori di tenere un diario finanziario dove segnavano ogni loro transazione e analizzando insieme a dodici di loro gli estratti conto, similmente a quanto fatto da Daniel Miller con le rubriche telefoniche.
Finanziarizzazione
La definizione di finanziarizzazione descrive un modello di accumulazione in cui il profitto deriva da canali finanziari più che da commerci o servizi, è una conseguenza del capitalismo finanziario, in particolare se ne registra l'ascesa a partire dal 1973, anno in cui venne coniato il petroldollaro. Con quest'espressione si fa riferimento all'imposizione all'Arabia Saudita da parte degli Stati Uniti di scambiare il petrolio pagando esclusivamente in dollari statunitensi, costringendo ogni Stato a mantenerne permanentemente delle riserve. Questa situazione è parzialmente cambiata dal 2018, anno in cui la Cina ha iniziato a vendere dei derivati finanziari per scambiare petrolio. La finanza fa sì che tutto il mondo sia connesso, anche i redditi delle famiglie siano ormai oggetto di finanziarizzazione, a dimostrazione di come gli aspetti della vita sociale passino sempre più da strumenti finanziari. La finanza è entrata anche nella sfera della cura e della riproduzione sociale, creando nuove soggettività e facendo diventare i cittadini degli investitori. È fondamentale da parte dell'antropologia studiare il mondo della finanza: chi la studia, chi ci lavora, chi la consuma e chi invece ne è escluso, poiché ormai è una parte imprescindibile per comprendere il mondo contemporaneo. Questo fenomeno determina la gestione del welfare da parte degli stati, inserendosi in un paradigma neoliberale che relega lo Stato a mero garante della sicurezza: le operazioni una volta incluse nel welfare, adesso si sono spostate sulla responsabilità individuale.
Se è vero che la finanziarizzazione è probabilmente in grado di espandere il suo dominio su tutti gli aspetti della vita, c'è da chiedersi quanto la sua presa possa essere stretta e duratura. Un esempio possono essere merci come i tatuaggi: le acquisti ma il loro valore è principalmente simbolico. Una volta effettuata la transazione monetaria, non possono essere scambiati e non acquisiscono ulteriore valore; dal punto di vista finanziario, i tatuaggi sono una merce che rimuove il denaro dalla circolazione. Una merce acquistabile ma inalienabile.
Tasse
Le tasse sono ovunque, plasmano la nostra economia, sono strumenti per la costruzione di nuovi futuri o armi di perpetuazione di disuguaglianze. In questo periodo storico, questo è particolarmente vero: sempre di più lo slogan Tax the rich! è presente in diverse proteste, la questione della tassazione è un tema di dibattito pubblico in particolare a partire dalla crisi finanziaria del 2008 ed è brandita da molti intellettuali come via per risolvere le disuguaglianze globali odierne. Eppure, nonostante l'antropologia economica sia una branca affermata all'interno della disciplina, le tasse sono poco studiate. Il volume curato da Mugler, Sheild Johansson e Smith del 2024 le descrive come delle potenti lenti interpretative per comprendere i fenomeni del mondo contemporaneo e un oggetto antropologico. La loro riflessione parte da tre domande: cosa sono le tasse? Cosa e chi può essere tassato? Cosa fanno le tasse?
La tassazione è un tipo di pagamento generalizzato e depersonalizzato e un modo legittimo dello Stato di estrarre risorse dai cittadini. Questa definizione, tuttavia, rimane eurocentrica, concentrandosi solo attorno all'istituzione dello Stato liberale. Inoltre, non parliamo solo di risorse monetarie quando parliamo di tasse, poiché anche il tempo potrebbe venir calcolato come tale, per esempio nella forma della leva militare obbligatoria. Se guardiamo, dunque, alle diverse istituzioni che impongono tasse o pagamenti simili a livello transculturale e diacronico emergono moltissime forme; in Ghana la decima costituisce una fetta importante dell'universo di transazioni e anzi determina il modo in cui vengono concepite le tasse statali. Nonostante ciò, è imprescindibile analizzare le relazioni tra Stato moderno e politiche fiscali: le tasse sono parte di indicatori che rendono le economie intellegibili (primo fra tutti l'abusato PIL), gli Stati definiscono cosa conta come tassa e i diversi livelli di status che ne conseguono, sui beni e sui cittadini, nonostante dipenda dal tipo di Stato che le impone, alcuni infatti non concepiscono la tassazione come redistribuzione, ma come estrazione. Paolo Silvestri propone di ripensare le relazioni tra Stato e cittadini mediate dalle tasse, non più come scambio, idea figlia della visione contrattualista, ma in termini di dono, che a suo avviso permetterebbe di rendere queste relazioni più trasparenti e rispondere a una delle domande più cocenti del nostro secolo: perché pagare le tasse?
La questione di cosa e chi possa essere tassato è insieme etica, politica e logistica. Guardando al panorama globale emerge come beni anche molto diversi siano sottoposti a tassazione, per esempio il tempo passato sui social media dagli ugandesi e il tempo dedicato a svolgere favori per altri a Helsinki, all'interno della Banca del Tempo. Il processo decisionale politico è però intriso di considerazioni etiche: è giusto che lo Stato tassi le bevande zuccherate per disincentivarne il consumo? Quale idea di alimentazione emerge dalla sproporzione nella tassazione italiana delle bevande vegetali rispetto al latte di mucca? Con quale giustificazione si mantiene l'IVA sugli assorbenti al 10% invece che al 4%, come accade agli altri beni necessari? Oltre a queste considerazioni, tuttavia, l'antropologia dovrebbe interessarsi anche all'aspetto logistico di come e quando vengono tassati i beni, in quanto permette di analizzare il processo attraverso il quale si creano le tasse, con le rispettive narrazioni e pratiche.
Ma cosa producono le tasse? Fanno parte di come le economie si raccontano, conferiscono status – pensiamo alla possibilità di una persona immigrata di rivendicare la legittimità della propria permanenza attraverso lo status di contribuente –, raccolgono dati sulla popolazione, possono ambire a modificare i consumi e sono al centro di numerosi dibattiti internazionali. A questo proposito i più rilevanti degli ultimi decenni sono sicuramente la decisione dell'OECD di sanzionare gli Stati che praticano concorrenza fiscale sleale – i paradisi fiscali – e la Global Minimum Tax, cioè una tassa del 15% applicata globalmente alle multinazionali, approvata da diversi organismi internazionali e infine boicottata dal presidente statunitense Donald Trump.
A questo proposito è molto interessante analizzare le società degli stati dove, invece, le tasse non si pagano: i paradisi fiscali. Con paradiso fiscale si intende un Paese dove non vengono o quasi imposte tasse dirette, cioè su reddito, patrimoni o plusvalenze. Altre due caratteristiche fondamentali includono la garanzia del segreto bancario – o attraverso delle legislazioni specifiche oppure con l'inconsistenza delle strutture che dovrebbero garantire lo scambio di informazioni – e una sostanziale stabilità politica, che diventa arma a doppio taglio per questi Paesi poiché scoraggia qualsiasi rivoluzione governativa dietro minaccia della fuga dei capitali. Questo, per esempio, avvenne alle Bahamas al momento della dichiarazione di Indipendenza, nel 1973. La bibliografia a riguardo al momento è scarsa, eppure alcune evidenze riscontrate in letteratura e sul campo sembrano far pensare a un'associazione promettente: le politiche fiscali strutturate per attrarre grandi capitali sembrano esasperare le disuguaglianze economiche e abitative.
Nonostante le lacune bibliografiche, l'antropologia è sicuramente in grado – e anzi chiamata – a studiare questi fenomeni del mondo contemporaneo, troppo spesso lasciati al solo studio di scienze tecniche a cui sfugge il lato umano. Si rischia di perdere una parte importante dei fenomeni e di risultare simili a quegli antropologi anglosassoni che negli anni '50, all'interno delle loro ricerche in giro per il mondo, ignoravano il fatto che quelle popolazioni fossero sotto il dominio coloniale.
Bibliografia per approfondire
- Carpini, Dario (a cura di). 2022. "Finanziarizzazione, processi migratori e razzializzazione dello spazio urbano nella periferia milanese: il Satellite di Pioltello". Meridiana 103.
- Mugler, Johanna; Sheild Johansson, M. e Smith, R. (a cura di). 2024. Anthropology and Tax. Ethnographies of Fiscal Relations.
Camilla Carabini è dottoranda in Antropologia Culturale e Sociale presso l'Università di Milano-Bicocca. Si occupa principalmente di temi come la finanziarizzazione e i pagamenti digitali, sia dal punto di vista infrastrutturale che affettivo, osservando come le persone utilizzano questi strumenti..