Processi di gentrificazione nella metropoli occidentale

Quando un quartiere della metropoli diventa meta turistica “glamour” spesso è all'opera una artificiosa riqualificazione che stravolge il tessuto abitativo del quartiere stesso.

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Paolo ci offre uno sguardo antropologico sulle trasformazioni della metropoli, in particolare concentrandosi sui cambiamenti della città di Milano negli ultimi vent'anni. Introduce l'argomento con una canzone: Ha perso la città di Nicolò Fabi.

La prima domanda è se tutti abbiamo idea di cosa voglia dire gentrificazione, se vogliamo trovare una traduzione significante, potremmo dire "imborghesimento" perché è un processo sociale dentro le metropoli che vede in azione un soggetto di classe sociale, la classe politica borghese, nel suo sviluppo storico, ossia da un punto di vista economico, politico, sociale e culturale. Questo cambiamento del luogo metropolitano potrebbe essere visto anche come un processo di costruzione e trasformazione di uno spazio urbano, comportante il cambio radicale del tessuto sociale precedente: c'è un cambio "forzato" di popolazione residente afferente ad una classe sociale a vantaggio di un'altra parte di popolazione afferente ad un'altra classe sociale antagonista nel suo farsi storico.

La città è un particolare spazio territoriale complesso che ha una serie di dinamiche interne difficili da analizzare, gli studi che hanno approfondito la questione, sono la sociologia, l'urbanistica, l'architettura e anche l'antropologia, che se critiche e militanti danno attenzione a questi processi di trasformazione. La parola gentrificazione e lo studio delle prime osservazione dei cambi repentini entro la città è di derivazione anglosassone, è cominciata intorno agli anni '60 quando Ruth Glass, sociologa londinese, inizia a prendere in considerazione i sobborghi del nord di Londra, il rapido cambiamento della popolazione residente e i processi sotterranei di espulsione dei proletari da parte della classe borghese. Glass analizza quelli che sono i minimi cambi urbanistici architettonici, come per esempio semplici campanelli, citofoni, cassette della posta, un arredo urbano che cambia ed è esemplificativo dei "gusti" particolari e in antitesi a quelli abitativi presenti o precedenti. L'organizzazione della vita sociale, sottolinea Paolo, è rintracciabile anche dall'osservazione attenta di piccoli particolari quali, a titolo esemplificativo, come nelle vie si riducono o aumentano i numeri civici della stessa abitazione a segnalare anche un cambio della dominazione della via stessa o comunque una risignificazione dell'occupazione dello spazio pubblico.

A livello europeo il modello della città di riferimento negli ultimi due secoli è stato il modello parigino, divenuta la città ideale nell'immaginario sociale. È la prima che subisce una profonda trasformazione urbanistica: i processi di gentrificazione ante litteram sono messi in atto dal prefetto di Parigi, il Barone Haussmann, prefetto della Senna dal 1853 al 1870 sotto Napoleone III, che provvede ad un cambiamento radicale della struttura di Parigi.
Perché questo piano di ristrutturazione è associabile ad un processo attuale di gentrificazione? Sotto la spinta del regnante, la città e i quartieri vengono completamente trasformati. Parigi, spiega Paolo, diventa funzionale ai dispositivi di potere che Napoleone III mette a disposizione: la città esalta la funzione imperiale, vengono rasi al suolo i quartieri proletari di Parigi per ricostruirli con una logica quasi panottica, dal punto di vista urbanistico infatti nascono i boulevard, la struttura di questi grandi viali è funzionale dal punto di vista dell'occupazione militare e di gestione e repressione di insorgenze rivoluzionarie nella città. È una ristrutturazione che deve enfatizzare l'entrata imperiale all'interno della città, si esalta l'effige napoleonica e si prevede che la città debba essere funzionale agli interessi della classe borghese. Gli abitanti dei quartieri proletari vengono cacciati e possono rientrare nei loro quartieri solo sottostando ai costi della nuova trasformazione delle loro ex-abitazioni.

È una trasformazione che segna il primo accordo reale tra potere politico e interessi privati, entra in gioco il ruolo delle banche, la ristrutturazione avviene infatti con soldi pubblici. Cominciano delle pratiche di debito pubblico contratte dallo Stato con organizzazioni private: lo Stato si avvale, in quanto entità pubblica, di rinsaldare il debito con la tassazione di coloro che hanno subito gli effetti nefasti di questo processo. Parigi della seconda metà dell'800 è il modello a cui tutte le altre città tendono ad ispirarsi: Milano nello specifico, spiega Paolo, guarda con molta attenzione alla struttura di Parigi.

Per capire la gentrificazione è importante anche affrontare il concetto di suburbanizzazione. La suburbanizzazione è il contraltare della gentrificazione, non è altro che un processo di estensione del perimetro della città, vista come organismo labile che si allarga e restringe, è il rapporto che si viene a creare tra il centro della città e la periferia, un rapporto dinamico dove questi dispositivi interloquiscono l'uno con l'altro, e ha senso parlare di un "centro" se c'è una "periferia" e viceversa, sono entità che singolarmente non significherebbero nulla. La suburbanizzazione avviene soprattutto in Gran Bretagna e USA. Le metropoli si inquinano sempre di più, diventano centri invivibili, per cui le famiglie borghesi tendono ad uscire dal centro delle città e a stanziarsi nelle periferie dando vita a delle modalità residenziali che rispecchiano il loro modello culturale e sociale di classe agiata medio-alta borghese: casa monofamiliare, vialetto e parcheggio. È l'espressione massima del modello produttivo capitalistico fordista degli anni ‘50/‘60 che esemplifica uno standard di vita. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla metà anni ‘70, con il piano Marshall e la rinascita postbellica, prende piede quel tipo di lavoro nei grandi conglomerati di fabbrica, dove produci e sei pagato in modo da comprare ciò che hai prodotto. Questo modello permette alle classi borghesi di non considerarsi, di non riconoscersi più parte del tessuto sociale di quelle città sempre più deprivate di servizi, e, conseguentemente la necessità di creare suburbs intorno alla città. La cultura cinematografica ne esemplifica, enfatizzandolo, questo modello urbanistico aumentando le discriminazioni razziali e la ghettizzazione urbana: la possibilità è data infatti alle sole famiglie borghesi bianche.

C'è quindi una fuga dalla città, ripudiata, non ritenuta il luogo ideale per crescere i propri figli, la vita sociale diventa sempre più atomizzata, è una cultura del vicino di casa, e questa pastorale diventa modello egemonico per lo sviluppo americano dei trent'anni successivi. Questa situazione implica una profonda fuga di capitali dalla città e c'è un indotto che vede nella suburbanizzazione una fonte di accrescimento. La vita sociale "borghese" viene creata nei suburbs, mentre il contraltare all'interno della metropoli è la creazione del ghetto, quello che nella nostra narrazione viene visto come luogo interamente abitato da popolazione razzializzata nera, proletaria con poche possibilità di realizzazione, terreno di "discarica sociale" dove la componente suburbana fa in modo che niente cambi.

Cosa comporta questo? Si creano tutta una serie di luoghi e aree geografiche dentro le città dove il prezzo di mercato delle case crolla perché non c'è nessun interesse nell'abitare in questi luoghi. Comincia così a sorgere quell'idea speculativa dei mercati che riflette sull'enorme numero di terreni edificabili i cui prezzi sono crollati, e la de-industrializzazione permette una visione di questi quartieri come più accessibili e non più luoghi di inquinamento.
Dal 1980 al 1990 si evidenzia un primo timido ritorno alla vita nelle città, i processi di gentrificazione fondamentalmente si dividono storicamente in tre fasi:

  • La prima fase inizia a metà anni '50/'60 in maniera limitata nei sobborghi nord-londinesi, appare come primo processo di quel cambiamento di status sociale delle popolazioni che risiedono nel territorio. È una fase limitata, esplorativa, che prepara l'agire.
  • La seconda fase, sociologicamente d'ancoraggio, è della metà degli anni '90, si sviluppa con le riqualificazioni dei quartieri, un luogo riqualificato porta accezioni positive e viene accettato, ma implica anche lo spostamento in altri luoghi di parte della popolazione residente. Avviene attraverso le ristrutturazioni abitative e gli eventi culturali, quest'ultima è un'altra delle armi subdole che la gentrificazione adotta per entrare nei quartieri: portare cultura in zone degradate.
  • La terza fase è quella odierna, oggi non c'è più l'interesse a riqualificare il patrimonio edilizio esistente, ma radere al suolo interi quartieri e edificarli di nuovo secondo nuove modalità, un esempio di questa pratica è City Life a Milano.

L'altro momento importante è la cosiddetta produzione della città, ossia non una entità astratta, ma frutto di relazioni dinamiche materiali e non, dispostivi di potere e rapporti di forza. La città di cui Paolo ci parla è una città in economie occidentali capitalistiche, fortemente incentrate su dinamiche di mercato e prodotto della commistione tra un mondo economico privato e un mondo politico, nelle sue configurazioni statali e comunali, il quale non è mai né neutro né imparziale.

Cosa cambia dal punto di vista economico nei processi di gentrificazione? Il valore abitativo, nella sua connotazione di valore di scambio, diventa preponderante rispetto al valore d'uso. Il valore abitativo, infatti, non è dato solo dal prezzo di mercato ma diventano importanti nella sua definizione anche gli elementi accessori, tutti quei servizi che cambiano la qualità di vita all'interno del quartiere. All'interno di questa trasformazione, gli attori che interagiscono sono eterogenei e con interessi contrastanti: ci sono imprenditori, speculatori immobiliari, istituzioni politiche e culturali, musei, università e sindacati che mettono mano sulla città con interessi, apparentemente, contrastanti.

Cosa facilita e rende appetibile un processo di gentrificazione da un punto di vista delle amministrazioni politiche delle città? In primo luogo, un benessere fiscale, perché una zona gentrificata produce maggior gettito fiscale, cambiando la composizione sociale di quel quartiere, da una classe proletaria disoccupata ad una classe medio alta borghese. Secondo elemento è il tasso di impiego, si aumenta il numero di imprese edili e di nuove redditizie attività lavorative ad alto tasso di profitto. Chi introduce questi elementi e queste nuove realtà lavorativo-commerciali crea un mercato di prossimità con costi maggiori, cambia l'immaginario e quindi il tasso di impiego, il consumismo e la nuova popolazione propensa a questo consumo. È darwinismo sociale che trova la sua soluzione dei problemi sociali nell'espulsione delle classi popolari dalle metropoli.

Perché facciamo fatica a capire la gentrificazione dal punto di vista culturale e materiale?

Le pratiche di produzione e di consumo sono le due facce della gentrificazione. Si influenzano vicendevolmente attraverso strumenti di status sociale, inducendo una serie di bisogni fittizi che producono un cambio radicale nella possibilità di accedere a un tipo di consumo confacente a una determinata classe sociale. I marcatori culturali e gli stili di vita alternativi creano conflitti tra i luoghi gentrificati e la popolazione.

Chi è questa nuova classe borghese? È acculturata, laureata, esprime e impone un particolare stile di vita abitativo. Il suburb torna sotto spoglie diverse nella metropoli: è la casa di ringhiera ristrutturata dove però non ci sono i rapporti di corte. L'enfasi e marcatore culturale dato a questo processo è stato di evidenziare la parola "creatività e relativi nuovi creativi". Paolo evidenzia come questo marcatore culturale sia stato il mantra degli anni '90 e 2000: chiunque era un creativo poteva ambire ad uno stile di vita alternativo senza le incombenze dell'ufficio e della fabbrica.

Nell'ultima parte dell'incontro Paolo si concentra sui cambiamenti avvenuti a Milano negli ultimi 15 anni. Milano 2024 è la "città evento", la stanzialità è divenuta un surplus, si cerca di fare spazio per chi viene da fuori e usa la città per un evento, va via e viene immediatamente ricambiato da altri che riproducono questo circuito. In un convegno della CGIL nell'autunno del 2023 sulle nuove povertà metropolitane, riportato da Paolo, il Sindaco attuale rivendica una immagine di Milano come l'equivalente di Londra, basata unicamente sugli eventi e in cui le sacche di povertà saranno un problema strutturale che si risolverà da solo con un allontanamento volontario di questa componente della città che non potrà più sostenere i costi del vivere in Milano.

Per la "città evento" la cultura non è più un campo di produzione simbolica ma un elemento fondante per l'economia della città: la città non produce più materialità ma solo l'effimero, qualcosa che comincia e finisce, per esempio il Salone del mobile, l'Expo etc. Il consumo diventa elemento centrale e identitario di questa nuova classe che produce un proprio linguaggio escludente delle classi popolari, troviamo per esempio molti inglesismi incomprensibili ai più. La nuova città post-fordista è sempre più una città orientata in maniera classista. L'elemento della contrapposizione di classe tra classe alto-borghese e proletaria permane anche se con modalità diverse rispetto agli anni del ‘900. Parlare oggi di proletariato in termini marxiani di fine ‘800, è anacronistico in quanto oggi è più corretto, e rispondente alla realtà, parlare di proletariati diversi e plurimi. Al loro interno agiscono componenti etniche spesso con contraddizioni profonde e conflitti. Attualmente non è ancora una soggettiva politica completamente cosciente di sé, dei suoi compiti storici da contrapporre in modo cosciente e rivoluzionario nei confronti della sua classe sociale antagonista: la borghesia. Almeno non nei termini in cui siamo stati abituati ad immaginarci lo scontro di classe diretto dalle rispettive organizzazioni politiche di partito.

I protagonisti materiali della gentrificazione sono le imprese edili che condizionano il mercato immobiliare agendo sullo spazio. Gli agenti immobiliari sono l'esercito delle imprese edili, hanno una narrazione che portano all'interno dei quartieri, delle municipalità e quindi della politica. Il comune di Milano è attraversato da politiche comunali che l'hanno trasformata in metropoli-evento, il cambiamento è stato accettato sia da giunte di centro-destra che di centro-sinistra, la prima ha agito in maniera evidente, l'altra in maniera subdola. Negli ultimi quindici anni, le giunte di centro-sinistra hanno edulcorato i processi di gentrificazione con la retorica delle compensazioni: l'inaugurazione del piccolo parco/giardino, l'evento "culturale" gratuito, ecc.

Cosa si può fare?

Paolo mostra le sue perplessità, con l'attuale stato di rapporti di forza, verso una direzione che possa contrastare la gentrificazione. La pervasività del processo gentrificatore è a 360°: "qualunque cosa tu faccia il mercato ha una capacità di sfruttarla contro di te", rende ogni azione frustrante e faticosa. L'apertura di luoghi di sapere e cultura, come le librerie, cambia il quartiere e viene vista come un "servizio in più", quindi, nonostante i tentativi di creare cultura dal basso, i prezzi abitativi aumentano e si mette nuovamente in moto il processo di gentrificazione.

Come si può risolvere questa situazione?

L'indicazione che Paolo enuncia è che, in questa fase storico-politica, solo un forte intervento pubblico, nello specifico comunale, può porre un freno alle forze libere del mercato di esprimersi e fagocitare "la vita della città". Una azione politica pubblica che preservi l'azione comunitaria dall'essere fagocitata da meccanismi speculativi e provi a ricostruire legami sociali di convivenza civile e di mutuo appoggio. Una azione politica, nelle sue varie articolazioni pubbliche, che incentivi il valore d'uso al valore di scambio, la proprietà pubblica e condivisa a quella privata e speculativa.

Nel discutere del cambiamento della città di Milano, Paolo racconta sia della sua esperienza personale come cittadino residente nella zona dei navigli (gentrificata a partire dai primi anni '80) e sia, in particolare, sulla storia relativa alla "stecca degli artigiani" interna al quartiere Isola, ultimo fortino di una controcultura milanese sopravvissuta alla "Milano da bere" degli anni '80: c'erano centri sociali autogestiti, attività di artigianato diffuso all'interno di fabbriche dismesse, abitazioni di ringhiera non più ristrutturate ma che permettevano residenze di prossimità ecc. I piccoli artigiani, aggiunge Paolo, potevano quindi svolgere le loro attività produttive senza dover pagare affitti inaccessibili ma con gli anni 2000 anche questa cosa è cambiata con l'indebolimento generale e complessivo delle realtà politiche interne al quartiere.

Con la giunta di centro-destra del periodo Moratti-Decorato la questione "stecca" si confronta con un'altissima campagna di criminalizzazione verso tutta la realtà presente all'interno del quartiere Isola. Vengono introdotte e spinte, strumentalmente e coscientemente, realtà marginali e problematiche all'interno della realtà della "stecca", e del quartiere Isola. La componente artigianale viene fagocitata da queste realtà di microcriminalità diffusa, per cui le persone cedono e volontariamente si trasferiscono in altre zone della città o della sua periferia. Questa operazione eterodiretta dalle politiche dell'amministrazione comunale comporta un degrado ulteriormente della realtà abitativa, crollano i prezzi del mercato immobiliare, la zona si desertifica da attività produttive, le attività artigianali falliscono e a quel punto il Comune si sente autorizzato a entrare per "riqualificare" il quartiere.

Paolo mostra come questa stessa dinamica si riproduca in tanti altri quartieri di Milano: ricomincia con la Giunta Moratti-Albertini, prosegue con la giunta Pisapia e continua ora con la giunta Sala. Allo stesso modo anche a Milano cambiano i nomi dei quartieri, che diventano distretti: Nolo - Nord Loreto, Napa - Naviglio Pavese.

Gli interventi e contributi dei partecipanti hanno affrontato tematiche come la questione EXPO e la riqualificazione, la futura Milano Cortina 2026 paragonata con le Olimpiadi di Parigi del 2024, e la gentrificazione di altre città tra cui Napoli, Bologna, Roma.

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