L'isola che non c'è (più)

Turismo e identità nazionali a Kastellorizo. Ovvero come una piccola isola ai margini dell'Egeo ci può raccontare degli scontri identitari a livello nazionale, e di come la frontiera sia uno spazio vissuto che racchiude sia il dentro che il fuori.

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Nuovi Orizzonti. Nei margini dei meridiani è un ciclo di incontri che abbiamo pensato con l'obiettivo di dare spazio a dialoghi su alcuni dei luoghi in cui opera la ricerca antropologica ma che non sempre trovano risalto negli studi canonici della disciplina. Questo è stato il terzo incontro.


L'isola che non c'è (più), così la professoressa Silvia Barberani intitola la sua presentazione. L'isola è quella di Kastellorizo, dove ha svolto la ricerca di campo durante il dottorato ormai vent'anni fa, e oggi è cambiata moltissimo rispetto ad allora, in primo luogo a causa dell'emergenza migratoria. Vi finì nel 2001, non per una scelta meditata e programmata da tempo ma per caso, come d'altronde spesso succede sul campo. Non era certa di quale sarebbe stato il luogo della sua ricerca e propose quest'isola più per temporeggiare. Ci aveva passato le vacanze estive ed aveva notato un ingente flusso di "turiste" giornaliere provenienti dalla vicina costa turca; si trattava in realtà di persone intente nella cosiddetta visa run, ovvero un passaggio rapido dei confini per estendere la durata del proprio visto. Il caso volle che il progetto di ricerca venne approvato e, in maniera ancora più inaspettata, che proprio nell'inverno seguente il governo greco avviasse politiche atte a limitare tale fenomeno. Si trovò così all'inizio del campo con un progetto di ricerca impossibile da portare avanti.

Kastellorizo (ufficialmente Megísti, in italiano anche Castelrosso) è un'isola del Dodecaneso, l'arcipelago greco che occupa la zona sud-orientale dell'Egeo ma dalle cartine questa affiliazione non è evidente: si trova a 130 km da Rodi, l'isola greca più vicina, e ad appena 2 km dalla città turca di Kaş. Viene narrata sia dallo stato greco che dagli operatori turistici come la prima nel sole e l'ultima dietro il mare, frase proveniente da un frammento attribuito alla poetessa Saffo e che si dice faccia riferimento proprio a tale isola. Kastellorizo è dipinta come la porta d'ingresso all'Europa: è l'isola più a Est della Grecia. I kastelloriziani, così come gli operatori turistici, fregiano l'identità locale di un'appartenenza totale alla cultura greca, rifacendosi all'immaginario della Grecia Classica, considerata la culla della civiltà europea. È il prodotto dell'ellenizzazione artificiale avvenuta durante la cosiddetta Dittatura dei Colonnelli fra il 1967 e il 1974, periodo in cui la giunta militare fascista ha spinto un'identità nazionale greca unica e in continuità con la classicità, epurando dalla memoria e dalle pratiche i secoli di dominio ottomano. Ancora oggi la Grecia è uno degli stati europei con lo spirito nazionalista più forte e radicato, nonostante persistano delle falle riscontrabili nell'intimità culturale degli abitanti (Herzfeld, 2003). Un esempio è la pratica di rompere le stoviglie in occasione dei matrimoni, usanza di origine turca: praticata nei matrimoni greci, rinnegata in pubblico, eppure abitualmente svolta durante celebrazioni turistiche, in quanto descritta dall'immaginario pubblicitario come tipicamente "greca."

"Panorama di Castellorizo" (1921) [originale]

La storia di Kastellorizo rivela un'identità tutt'altro che pura e lineare: fu annessa alla Grecia per la prima volta solo nel 1948. Dal sedicesimo secolo fino alla Prima Guerra Mondiale è stata in mano all'impero ottomano; durante gli scontri venne occupata dai francesi e nel 1921, durante i trattati di pace, finì alle dipendenze del Regno d'Italia, dove restò fino alla cessione greca al termine del successivo conflitto globale. Se da una parte, politicamente e culturalmente viene descritta come "la vedetta" o "la porta d'ingresso d'Europa," Kastellorizo rappresenta anche il margine, la periferia: akritikós in greco. È il limite tra due mondi, la periferia estrema che ridefinisce il centro. A simbolo ed effige di questa condizione viene brandito il ricordo di Despina Achladiotou, la "signora di Ro," che per quarant'anni fino al 1982, anno della sua morte, ogni giorno issò la bandiera greca sull'isolotto di Ro – oggi disabitato, è uno dei due altri isolotti appartenenti alla municipalità di Kastellorizo. Immortalata in un francobollo, è ancora oggi l'incarnazione del confine greco dell'isola.

È proprio sul concetto di confine che emergono molti aspetti della complessa realtà kastelloriziana. Nel periodo di ricerca della professoressa, i confini emergevano dal contatto e dall'attrito con le diverse popolazioni che abitavano l'isola: i soldati dell'esercito, gli abitanti, i figli della diaspora greca in Australia tornati per riprendersi le terre degli avi (i cosiddetti kassi) e i richiedenti asilo. I rifornimenti alimentari erano simbolo stesso della situazione di periferia: nonostante la politica ufficiale prevedesse di importare la totalità dei beni dalla Grecia, attraverso una nave settimanale da Rodi, nei fatti il cibo fresco spesso veniva comprato dalla Turchia, poiché la costanza dei rifornimenti greci non era garantita. Il confine simbolico si configura come incrocio di sguardi, di diversi modi di produrre rappresentazioni. Se per i residenti il confine simbolico si materializzava nella convivenza con la caserma, nella barca dei rifornimenti o nella contrazione dello spazio sociale durante la stagione invernale, per i turisti greci il confine geografico diveniva simbolico, a garanzia di autenticità e riserva di nazionalità. Allo stesso modo i turisti internazionali vedevano in Kastellorizo la purezza della tradizione, trasformando l'autenticità in merce, garantita dalla condizione di isolamento legata all'insularità. Quest'associazione è in realtà una delle prime che vengono confutate nel momento in cui si guarda all'isola con uno sguardo più attento e profondo. Kastellorizo, tutt'altro che isolata, è determinata da ciò che viene dall'esterno, dai flussi di persone, di merci o di memorie che ne definiscono l'identità. Lo spazio isolano si caratterizza per essere un "microcosmo di complessità globale," dove la circoscrizione geografica consente di analizzare fenomeni globali come la mobilità e il turismo di massa.

Fino a questo momento abbiamo parlato di confine senza mai accennare alla differenza che invece sussiste fra esso e il concetto di frontiera. Se il primo è di ordine statale, è una linea che divide, irrigidisce ed esclude, la frontiera è uno spazio vissuto, una zona sfrangiata, di transito, il luogo dell'incontro e del malinteso. La vicinanza sociale con la Turchia costringe i locali a ridefinire il confine, là dove la frontiera è invece aperta. Se il confine si materializza nella militarizzazione dello spazio fisico e sonoro (militarizzazione dei sensi) e nella posizione periferica rispetto alla Grecia, la frontiera rimane aperta per quanto riguarda gli approvvigionamenti, nell'economia informale e nello sport. Si teneva periodicamente, infatti, una partita di calcio tra le squadre dilettantistiche di Kaş e Kastellorizo, a confermare le sfumature del quotidiano.

Bibliografia per approfondire

  • Barberani, S. (2006). Antropologia e turismo: scambi e complicità culturali nell'area mediterranea.
  • Donnan, H., & Wilson, T. M. (1999). Borders: Frontiers of Identity, Nation and State.
  • Green, S. (2005). Notes from the Balkans: Locating Marginality and Remote Places.
  • Green, S. (2012). "Recalibrating Borderlands". in A Companion to Border Studies (pp. 573-592).
  • Herzfeld, M. (2003). Intimità culturale: Antropologia e nazionalismo nello Stato-nazione.

Silvia Barberani è ricercatrice presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Antropologia del Turismo. Ha condotto ricerche in Grecia, in particolare sull'isola di Kastellorizo, e in Italia, occupandosi di antropologia del turismo, costruzione della memoria e identità nazionali..

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