Laboratorio sull'antropologia della memoria, dell'arte e dell'educazione

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Alice ha frequentato il corso AMA (Antropologia Museale e dell'Arte) dell'Università di Milano-Bicocca, diviso in tre macrocategorie: Teoria; Teoria e pratica museale con visite e lezioni al MUDEC e al Castello d'Albertis (Museo delle culture del mondo) di Genova; e Mondo dell'arte e degli artisti. Il corso si conclude con una ricerca a cura degli studenti, l'idea da cui è partita Alice per realizzare il suo progetto nasce da due lezioni a cui ha partecipato: la prima è di Alice Bellagamba sull'antropologia della memoria, mentre la seconda è sull'educazione al patrimonio culturale al Museo delle culture di Genova.

1) Lezione di antropologia della memoria di Alice Bellagamba

I Memories Studies nascono negli anni '80, sono un campo di studi poco conosciuto, ampio e non ben definito. L'idea è quella di approcciarsi allo studio della memoria non presentata come dato storico ma dal punto di vista delle pratiche della memoria.
All'inizio del '900 lo studio della memoria era legato all'ambito psicoanalitico e identificato come un fattore psicologico, sistematico, di immagazzinamento di dati. Dagli anni '80, e nello specifico dal crollo del muro di Berlino, invece c'è una svolta negli studi sulla memoria e si entra in quella che è definita come "età della memoria". Uno dei concetti cardine su cui ha insistito Bellagamba è definito "futuro passato", ovvero l'idea che la nostra generazione guardi al futuro tenendo d'occhio il passato. Negli anni '50 invece il paradigma era esattamente l'opposto: si guardava al futuro senza pensare al passato, era importante l'avvenire, non ciò che era già stato. C'è quindi stato un cambiamento negli ultimi decenni, da un "presente futuro" a un "presente passato".

2) Lezione al Museo delle Culture di Genova

Il museo è nato da una casa privata di un esploratore, Enrico Alberto d'Albertis, di fine '800. D'Albertis ha fatto il giro del mondo tre volte nel corso della sua vita e si è dedicato a conoscere e visitare culture lontane dalla sua realtà. Alla sua morte nel 1939 ha lasciato la sua casa-museo al comune di Genova che ha reso l'abitazione un museo etnografico, esponendo oltre alle sue collezione anche alcune donazioni. Tra i dettagli riportati da Alice della visita al museo, il più rilevante è il metodo di esposizione delle opere. Oltre alle descrizioni, accanto alle opere, si trovano delle illustrazioni che permettono anche ai bambini di esperire e visitare il museo. Tra gli esempi di questa modalità di inclusione dei più piccoli nella visita museale, Alice riporta il caso di un'esposizione di vasi peruviani che presenta un gioco per i bambini, sono invitati a cercare alcuni dettagli all'interno delle decorazioni dei vasi, coinvolgendoli in un'opera che altrimenti non li avrebbe interessati. Questa iniziativa sullFesperienza dei bambini al museo nasce da una graphic novel, realizzata come tesi di laurea da una studentessa di Belle Arti di Genova. La riflessione della lezione al museo si è quindi soffermata sulla questione di quale sia lo scopo di un museo. Un museo non può essere unicamente visto come un esercizio commerciale, è invece un atto politico che deve coinvolgere l'intera popolazione: "lo scopo è far contare i visitatori, non contarli". Bisogna quindi popolare il museo e non solo visitarlo, coinvolgere le persone nell'arte come esperienza sociale. Nel scegliere l'argomento del suo progetto di ricerca, Alice è entrata in contatto con una professoressa del suo ex liceo, il liceo artistico Nanni Valentini, che si trova accanto alla Villa Reale di Monza, nella zona prima adibita alle stalle che nel '900 è stata riadattata in istituto d'arte e poi in liceo artistico. Questa scuola pone molta attenzione alla parte performativa dell'arte, permettendo agli studenti di realizzare vari progetti artistici nel corso dei loro studi. Quest'anno alcuni studenti del liceo si sono occupati di una performance artistica per la Giornata della Memoria (27 febbraio). Il progetto è stato proposto dai professori, ispirandosi ad un progetto di maturità sulle ombre di un ex studente. Hanno organizzato delle lezioni introduttive sul tema dell'ombra, sia nel contesto della pittura che nel contesto storico e letterario, e intitolato il progetto L'impronta dell'anima, evitando di riprendere il termine "ombra" perché ritenevano avrebbe dato l'impressione di essere un'esperienza macabra probabilmente fuorviante. Il progetto consisteva nella creazione dei calchi delle ombre dei ragazzi: dal punto di vista tecnico, hanno ricalcato le ombre in camera oscura di 72 ragazzi, per poi riportarle su del compensato e tagliarle in modo da farle stare in piedi da sole. Le ombre sono state posizionate nel cortile della scuola, a ogni studente sono state fornite delle cuffie in cui venivano riprodotti suoni per isolarli dall'ambiente circostante durante la performance, ogni classe era poi stata invitata ad attraversare il cortile due volte, avanti e indietro. Durante l'andata alcuni degli studenti si posizionavano davanti alle loro ombre, all'insaputa dei loro compagni che si accorgevano della loro posizione solo dopo essersi girati per riattraversare il cortile. Durante il ritorno, questi studenti tornavano con il gruppo e le ombre tornavano ad essere sole. Il progetto è stato riadattato per le vie di Monza per la Giornata nazionale delle vittime civili della guerra (1 febbraio). A differenza della prima performance, in questo contesto le ombre erano posizionate nel centro della città, non c'era l'esperienza musicale con le cuffie, ma era invece presente una banda, e il numero dei partecipanti non era fisso.

Alice ha ripreso due concetti della teoria di John Dewey, uno dei più importanti filosofi dell'educazione del '900, sull'esperienza vissuta in prima persona come motore della crescita e dell'educazione dal testo Arte, educazione, creatività a cura di Francesco Zappa (2023). Il primo concetto è l'idea che studiare meno tematiche ma in maniera più approfondita e partecipata possa portare ad una maggiore comprensione dell'argomento, il secondo invece riguarda l'arte e le sue potenzialità educative: "l'arte parla una lingua più vicina alle emozioni e all'immaginazione di ogni essere umano". È proprio su questo secondo concetto che Alice ha deciso di ragionare per il suo progetto di ricerca, ispirandosi all'utilizzo dell'arte e alla corporeità della performance nel progetto degli studenti del liceo Nanni Valentini.

Una parte della ricerca è costituita da una serie di interviste, svolte da Alice nel corso delle ultime settimane con professori e studenti del Liceo Nanni Valentini. I suoi principali interlocutori sono stati la sua ex professoressa e una decina di studenti che si sono occupati della costruzione del progetto o che hanno partecipato alla performance finale. Alice ha esposto le sue difficoltà nel condurre le interviste e riportato le tematiche che sono state maggiormente toccate dai ragazzi. Del gruppo di studenti che facevano parte dell'organizzazione del progetto, la maggior parte nel rispondere alle sue domande si è focalizzata sulla parte tecnica del lavoro, non è stata invece immediata una restituzione del significato e del valore della performance.
La conversazione spesso è virata su tematiche differenti, quali l'indirizzo del corso di liceo artistico e la rivendicazione del valore di questa esperienza scolastica contro le generalizzata disapprovazione della validità del liceo artistico sentita dagli studenti. Dopo la performance è stato richiesto agli studenti di fare una riflessione, nelle modalità che preferivano, su ciò che avevano realizzato o esperito. Alcuni si sono occupati di documentare con video e foto gli eventi, altri si sono concentrati sulla musica e la censura e altri hanno deciso di riportare alla propria esperienza la performance, come una ragazza ha ragionato sul passato di staffetta di sua nonna.
È stato anche riportato un resoconto delle difficoltà nell'organizzare la performance a Monza e sulle reazioni dei passanti, nello specifico è interessante il caso di una signora che ha mostrato una riproduzione sul suo braccio del tatuaggio che era stato fatto alla madre all'ingresso nei campi di concentramento.

Tra le interviste con studenti che hanno invece unicamente partecipato al momento finale della performance, Alice ha avuto la possibilità di parlare con due ragazze che si sono dimostrate molto entusiaste e colpite dall'esperienza, al punto da aver pianto dopo la performance.

Alice ha evidenziato come non abbia avuto la possibilità di parlare con un numero consistente di studenti, sia per questioni di tempo e disponibilità degli insegnanti, che per la mancata autorizzazione della preside ad intervistare studenti minorenni.

Interventi e contributi dei partecipanti:

  1. Tema della memoria
    Questione di cosa sia la memoria, di come si dia valore alla memoria, di come si faccia memoria e delle modalità con cui abbiamo associato questo termine alla Shoah.
  2. Spazio pubblico vs Spazio museale
    Questione dello spazio pubblico come luogo di rappresentazione storica e di memoria condivisa differente dal museo, di come lo spazio museale sia dedicato alla memoria e di come invece quello pubblico debba invece rappresentare il presente di coloro che vivono lo spazio pubblico. In questo contesto è interessante il caso della decolonizzazione degli spazi pubblici portata avanti negli ultimi anni da Black Lives Matter, e di come le statue dei colonizzatori non debbano stare nello spazio pubblico, nelle piazze, ma possano stare invece nei musei, dove non devono rappresentare ma unicamente avere la funzione di far ricordare. Attenzione simile dovrebbe essere portata anche al trascorso monarchico di Milano e all'estensiva presenza di elementi fascisti e monarchici (soprattutto di Vittorio Emanuele) nel contesto pubblico della città.
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