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Nuovi Orizzonti. Nei margini dei meridiani è un ciclo di incontri che abbiamo pensato con l'obiettivo di dare spazio a dialoghi su alcuni dei luoghi in cui opera la ricerca antropologica ma che non sempre trovano risalto negli studi canonici della disciplina. Questo è stato il terzo incontro.
Quando parliamo di Oltremare europeo facciamo riferimento all’insieme di territori e dipendenze degli stati membri dell’Unione Europea. Divisi in Regioni ultraperiferiche (RUP) e Paesi e territori d’oltremare (PTOM), sono luoghi che raccontano la storia coloniale europea ed espandono i confini dell’identità comunitaria. Le RUP sono pienamente integrate all’UE, fanno riferimento al proprio Stato in qualità di regioni come la Sicilia, l’Aquitania o l’Estremadura, e ricevono aiuti finanziari statali. I PTOM sono invece territori associati all’UE, non rispondono quindi a tutti i doveri dell’acquis comunitario; godono di vantaggi fiscali e di una maggiore indipendenza. Condividono alcune caratteristiche, dettate dalla loro lontananza dal continente e dai limiti strutturali che caratterizzano la maggior parte di queste regioni insulari. C’è un generale sentimento di insicurezza dovuto all’alto grado di dipendenza dagli stati membri, che oggi non è più garanzia di di sicurezza sociale, sanitaria e/o alimentare – data anche la progressiva riduzione dei finanziamenti. Assistenzialismo e clientelismo fanno sì che, pur quando si tratti di regioni equiparabili a quelle del continente sul piano costituzionale, su quello reale esse rimangano territori con scarsa produttività e competitività, un alto tasso di disoccupazione, e in generale diversi passi indietro su tutti i fronti. Si dice che abbiano un’emancipazione reclamata ma rigettata: vogliono avere un maggiore potere ma non l’indipendenza, che ne sancirebbe il fallimento. Tutti questi luoghi presentano un’elevata disuguaglianza salariale, sia al loro interno – fra gli stessi locali, e fra loro e i funzionari statali che spesso vengono dal continente – sia in relazione alle regioni continentali, ulteriormente aggravata dall’alto carovita. Le difficoltà economiche derivano in parte dalla mancata fase di industrializzazione; tutti questi luoghi sono passati da un’economia di tipo primaria ad un’economia dei servizi.
I territori d’oltremare sono spesso un punto di osservazione privilegiato per analizzare la mobilità: hanno tassi di immigrazione irregolare ed espulsioni molto maggiori rispetto alle zone continentali. Se nel resto della Spagna si sono stimati circa 17 000 ingressi irregolari nel 2024, nelle sole Canarie questi sono stati quasi 50 000. Se la Francia metropolitana ha visto 17 000 espulsioni nel 2023, a Mayotte – isola poco più grande del comune di Milano con una popolazione stimata di 400 000 persone – ne sono state effettuate 22 000. Questa mobilità rimane spesso invisibile negli stati di appartenenza perché avviene solo all’interno di queste regioni ultraperiferiche, i cui dati sono oltretutto raccolti in statistiche separate da quelle dei territori continentali.
[originale]
Le due regioni in cui ha fatto ricerca Schierano sono Mayotte e La Réunion, due RUP francesi nell’Oceano Indiano, nei pressi del Madagascar. A tutti gli effetti territori francesi, de facto non godono né degli stessi diritti delle regioni della Francia metropolitana né degli stessi diritti fra loro due. Situata nel canale del Mozambico (fra Africa e Madagascar), Mayotte è una delle quattro isole principali che formano l’arcipelago delle Comore ma, mentre le altre tre si sono rese indipendenti dalla Francia nel 1975 costituendo l’Unione delle Comore, Mayotte ha sempre votato per rimanere francese, diventandone dipartimento nel 2011. La Réunion è regione francese dal 1946; facente parte delle Isole Mascarene (insieme a Mauritius), è da sempre un polo di immigrazione, prima forzata e poi volontaria, a causa dell’appartenenza francese.
Mayotte si trova a 60 km da Anjouan (l’isola più vicina delle Comore) e a 1700 km da Réunion. Le difficoltà che i maoresi vivono e le lacune strutturali dell’isola sono aggravate da questa relazione con le Comore, che rivendicano l’isola per sé – a lungo assecondati in questo dalle Nazioni Unite, in base al principio di integrità dei confini ereditati dal colonialismo – spingendo la Francia a limitare i propri investimenti nel territorio. L’arcipelago, però, non ha mai rappresentato un’unità socioculturale: Mayotte è stata per secoli soggiogata dai signori delle altre isole e, una volta iniziati i commerci con gli europei nel Cinquecento, è stata “lasciata indietro” a causa delle difficoltà di navigazione derivanti dalla barriera corallina che la circonda – il suo nome sembrerebbe infatti derivare dall’arabo Mawuti, “isola della morte.”
Dall’altra parte, la Réunion è sempre stata la “Francia dell’Oceano Indiano,” un luogo in cui la presenza e il sostegno francese sono sempre stati forti. La Réunion era disabitata prima della colonizzazione. È un territorio che riporta anche nel nome la sua identità creola, di convivenza e comunione fra persone di diverse provenienze. Nonostante questo, e nonostande siano sul piano legale dei concittadini, i maoresi sono da sempre l’unico gruppo che viene costantemente marginalizzato e stigmatizzato sull’isola. Dagli anni Ottanta, la mobilità interna fra i due territori d’oltremare non si è mai fermata ma, nonostante una convivenza stabile di oltre quarant’anni, l’integrazione dei maoresi non ha seguito quella degli altri gruppi provenienti dal subcontinente indiano, dal Sudest asiatico o dagli altri territori malgasci (Madagascar e isole vicine). I discorsi dominanti sui maoresi a Réunion sono rimasti invariati nei decenni; vengono trattati in qualità di stranieri non voluti, nonostante il loro spostamento a Réunion equivalga ad un trasferimento interno ai confini del proprio Stato. Nella stessa Mayotte i maoresi sono in minoranza: gran parte della popolazione è formata da comoriani.
I maoresi residenti alla Réunion sono oggi divisibili in tre generazioni: la prima è costituita dai migranti adulti che si sono trasferiti fra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta per ragioni prevalentemente di lavoro; la seconda è quella dei figli di queste persone, molti nati a Mayotte ma stabilitisi durante i primi anni di vita; e infine la generazione dei maoresi nati e cresciuti la Réunion, che stanno raggiungendo ora l’età adulta e sono i primi a poter cambiare l’immaginario che i riunionesi hanno della loro comunità. Oltre a questi, c’è un folto gruppo di maoresi che si reca temporaneamente sull’isola per avere accesso ad una migliore istruzione o alle cure ospedaliere, assenti a Mayotte se non per il reparto maternità. Come detto precedentemente, questa presenza che oggi si aggira intorno al 6% della popolazione totale, non basta a far sì che i riunionesi considerino i maoresi come francesi di pari livello e non come immigrati con un’identità etnica differente. Oltre alla questione temporale, i maoresi hanno alcuni punti in comune che dovrebbero favorirne l’integrazione sociale ma che invece concorrono alla loro marginalizzazione. Su tutti la cittadinanza, che fallisce nell’intento poiché letta dai riunionesi come un semplice fatto utilitaristico: per questi, Mayotte sarebbe favorevole a restare francese solo per ricevere aiuti e finanziamenti dalla Francia, mentre loro sarebbero francesi da più tempo e per ragioni nazionalistiche. Ragionamento, questo, che fallisce a sua volta nel momento in cui gli abitanti di queste isole si spostano nella Francia metropolitana (la loro madrepatria) e si riscoprono africani agli occhi dei métro (francesi del continente). Poi c’è la religione musulmana, che li dovrebbe avvicinare sia ai comoriani che agli zarabes (riunionesi di origine indiana). I primi tengono le distanze dai maoresi in quanto sarebbero venuti meno alla fratellanza musulmana scegliendo la Francia e rifiutando la binazionalità; sono considerati dei kafir, degli infedeli. I secondi, che oltretutto controllano storicamente tutte le moschee dell’isola, non vogliono mischiarsi a maoresi e comoriani perché seguono alcune pratiche rituali differenti. Un dato che riflette queste dinamiche di isolamento è il tasso di occupazione alla Réunion: se quello dei métro è al 65%, e quelli di riunionesi e malgasci si assestano entrambi al 40%, l’occupazione maorese si ferma al 12%, inferiore addirittura di quello dei comoriani (20%) i quali sono residenti stranieri.
La dipartimentalizzazione di Mayotte è un caso unico e osservato per questo suo essere un processo che fuori posto, come i maoresi in tutti i luoghi in cui si spostano. È anacronistica, perché avviene settant’anni dopo gli altri territori, in un periodo in cui la tendenza è quella di ricercare maggiori autonomie. È accelerata a causa di questo suo ritardo e per i freni imposti a lungo dalla questione geopolitica delle Comore. È incompatibile poiché questa fretta ha tenuto in piedi il diritto consuetudinario precedente, per molte cose opposto a quello comunitario francese.
Bibliografia per approfondire
- Arcipelago Europa
- Missione Etnologica in Madagascar e Oceano Indiano (MEMOI)
- Bonilla, Yarimar. 2015. Non-sovereign futures: French Caribbean politics in the wake of disenchantment. The University of Chicago Press.
- Favole, Adriano, a c. di. 2020. L’Europa d’oltremare: Culture, Mobilità, Ambienti. Raffaello Cortina editore.
- Giordana, Lara, e Paola Schierano. 2024. Gastropolitiche insulari. Introduzione. https://doi.org/10.4000/11t6w.
- Schierano, P. 2020. « Être Mahorais » à La Réunion. Assimilation, résistance et dynamiques ethnogénétiques d’une communauté en transition. https://doi.org/10/document.
- Schierano, Paola. 2024a. «I giovani maoresi e la mobilità. La sfida dell’istruzione tra vecchie e nuove disuguaglianze». Archivio antropologico mediterraneo 26 (2). https://doi.org/10.4000/12xz1.
- Schierano, Paola. 2024b. «Pomodori e pesticidi. (In)giustizia alimentare, sanitaria e ambientale nelle Regioni ultraperiferiche: il caso di Mayotte». Archivio antropologico mediterraneo 26 (1). https://doi.org/10.4000/11t6l.
- Schierano, Paola. 2025. «Centinelas del margen: movilidad, fronteras y derechos en “la Francia del océano Índico”». Revista Internacional de Investigación y Transferencia en Comunicación y Ciencias Sociales 4 (2): 56–76. https://doi.org/10.61283/cksq5x86.
Paola Schierano è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Milano. Ha condotto ricerche multisituate tra La Réunion e Mayotte, occupandosi di antropologia delle migrazioni, processi di creolizzazione e riconfigurazioni identitarie negli Oltremare europei. Porta avanti questo campo di studio con la partecipazione a Arcipelago Europa e alla Missione Etnologica in Madagascar e Oceano Indiano.