Archivio delle locandine dei seminari che abbiamo organizzato.
I contatti fra scienza e arte per leggere l’oceano e chi lo abita. Ovvero come può l'antropologia esplorare la nostra relazione con l'acqua, elemento onnipresente e fondamentale ma spesso invisibile. Due esempi di ricerca.
Oltre il “cerchio magico:” discussione su Knit’s Island tra estetica machinima e ricerca sul campo. Ovvero sulla possibilità di unire etnografia, gioco, mondi virtuali e filmografia, andando ad esplorare le esistenze nell'unione spaziotemporale di internet.
Tra resistenza, genere e pratiche di cura. Ovvero sul contributo che il movimento tranfemminista ha portato all'antropologia, dall'attenzione al posizionamento al primato della soggettività, fino all'analisi complessa dei vari fattori che influenzano le identità.
I tatuaggi come testimonianze di vita e cambiamenti. Ovvero su come i nostri corpi costituiscono la frontiera fra interno ed esterno, e come li modifichiamo in una lotta continua per l'identità.
Rappresentazioni e identità locali attraverso le carte da gioco. Ovvero su come il territorio che si abita contribuisce a definire chi lo abita, in un assemblaggio umano, più-che-umano, materiale e immateriale. Con un focus sulle carte, la loro storia e la loro declinazione locale che si inserisce a pieno titolo negli studi sulle relazioni fra persone e società.
La prospettiva dell'abitare di Tim Ingold. Ovvero un approccio dinamico all'esistenza, in modo da abbattere vecchie dicotomie a favore di nuove relazioni fra gli esseri viventi e i luoghi che occupano.
Visualizzare l'etnografia mappando la realtà. Ovvero trasformare la cartografia in strumento di esplorazione delle soggettività invece che in prodotto della razionalità positivista.
Con quei pantaloni di lino, la macchina fotografia e l'ansia. Ma chi te lo fa fare di essere unə antropologə? Ce lo chiediamo sempre, anche in questo doppio incontro sui dubbi del fare etnografia. Ci interroghiamo su come la nostra persona contribuisca a definire le ricerche che facciamo.